Lucy Gonzales Parsons, “più pericolosa di 1000 rivoltosə”

Dell’infanzia e delle origini di Lucy si sa molto poco, anche perché lei stessa non ne parla. Era molto probabilmente di origini africane, native americane e messicane. Nasce in Texas intorno al 1853, durante l’era della guerra civile, ed è probabile che i suoi genitori fossero schiavi. Intorno al 1870 incontra Albert Parsons, che presto sarebbe diventato suo marito. Il loro matrimonio non era probabilmente legale, perché le leggi in quell’epoca proibivano i cosidetti matrimoni “interrazziali”. Nel 1872, mentre il Sud cominciava a mettere in pratica la segregazione razziale con le leggi di Jim Crow, Lucy e Albert sono costretti a lasciare il Texas a causa del loro attivismo politico e il loro matrimonio. Lucy e Albert arrivano a Chicago nel 1873, dove Albert trova rapidamente lavoro come stampatore per il Chicago Times. Gli Stati Uniti a questo punto erano già in forte depressione economica; allo stesso tempo, la popolazione operaia era stata fortemente radicalizzata dall’introduzione dell’ideologia socialista e anarchica.

Nell’estate del 1877 avviene uno dei più grandi scioperi di massa della storia degli Stati Uniti. A luglio, lo sciopero si sposta a Chicago e Albert diventa presto conosciuto come oratore e rappresentante di spicco del movimento anarchico locale, assieme ovviamente a Lucy. A causa del suo coinvolgimento, viene licenziato e inserito nella lista nera della stampa di Chicago. A questo punto, Lucy apre un negozio di vestiti per mantenere la famiglia e, con la sua amica Lizzie Swank, ospita le riunioni dell’International Ladies’ Garment Workers Union (ILGWU, un’associazione sindacale di sarte). Comincia anche a scrivere per molte pubblicazioni radicali. Uno dei suoi articoli più famosi sostiene la “propaganda dei fatti”, ovvero, l’idea che solo l’azione diretta o la minaccia di tale azione può portare delle vittorie. Era spesso considerata più “pericolosa” del marito perché era schietta nelle sue convinzioni. Lucy era anche “minacciosa” in quanto donna militante e radicale che rifiutava di assumere il ruolo di semplice casalinga. Sarà proprio la polizia di Chicago a definirla “più pericolosa di 1000 rivoltosə”.

Nel 1886, la classe lavoratrice del paese intero è in ebollizione. Esige una giornata lavorativa di otto ore, proclamando: “sia che lavoriate a cottimo o a giornata, diminuire le ore aumenta la vostra paga”. La giornata del Primo maggio viene scelta per dare il via al movimento ufficiale per la giornata lavorativa di otto ore. La strategia era semplice: otto ore di lavoro senza tagli ai salari, oppure, sciopero. 350.000 lavoratori e lavoratrici in tutto il paese aderiscono allo sciopero generale. A Chicago, il 3 maggio, uno sciopero alla McCormick Harvest Works viene represso violentemente dalla polizia, che spara sulla folla. Viene organizzata un’assemblea pubblica nella piazza di Haymarket Square. L’assemblea viene interrotta dalla polizia, e una figura sconosciuta lancia una bomba, uccidendo un agente. Una delle peggiori violazioni dei diritti civili statunitensi si verifica nei giorni successivi, quando la polizia setaccia la città alla ricerca di qualsiasi persona conosciuta come anarchica e/o radicale e chiude illegalmente le case, le sale e gli uffici dove vivevano e svolgevano attività politica. Anche se non era nemmeno in piazza Haymarket quel giorno (come molti altri degli 8 accusati), Albert è uno degli otto uomini accusati dell’attentato. Tutti gli imputati vengono giudicati colpevoli; quattro vengono condannati all’impiccagione (tra cui Albert), tre a lunghe pene detentive e uno si suicida in prigione.

Lucy organizza una campagna per chiedere clemenza per gli 8 accusati. Gira il paese distribuendo informazioni e raccogliendo fondi. Ovunque vada, viene accolta da polizia armata. Il giorno dell’esecuzione di Albert, Lucy porta i suoi due figli a vedere il loro padre per l’ultima volta, ma viene arrestata, insieme ai suoi figli, portata in prigione, costretta a spogliarsi, e lasciata nuda con i suoi figli in una cella fredda fino alla fine dell’impiccagione di suo marito. Dopo la morte di Albert, le affiliazioni di Lucy all’interno della lotta operaia cambiano di nuovo. Si oppone fin dall’inizio alle nuove fazioni riformiste, sentendo che la riforma avrebbe indebolito il movimento. Lucy ha una posizione sindacalista intransigente. La sua prospettiva politica è saldamente basata sulla coscienza di classe – identifica la gerarchia di classe come il problema centrale nei sistemi oppressivi del suo tempo.

Nel frattempo, in risposta alle crescenti agitazioni sindacali in tutto il paese, il movimento operaio di Chicago si mobilita, pianificando un Congresso Continentale del lavoro nel giugno del 1905. Qualche mese prima, però, Big Bill Haywood aveva già convocato una conferenza che riuniva persone di provenienza anarchica, socialista, e militanti in sindacati. Questa diventa la conferenza fondante dell’IWW, che, con il nuovo modello rivoluzionario che offre, riesce a unire persone e istanze molto diverse. Lucy è la seconda donna a unirsi. La prospettiva di coscienza di classe dell’IWW rispecchia le sue inclinazioni politiche. Per Lucy la rivoluzione può avvenire solo attraverso un movimento della classe lavoratrice ben organizzato e compatto che si impadronisca dei mezzi di produzione, e solo le tattiche di scioperi militanti e azioni dirette dell’IWW lo rendono possibile. Fin dalla prima conferenza Lucy promuove attivamente l’idea di uno sciopero generale. Nello stesso anno inizia a scrivere e pubblicare The Liberator, un giornale pubblicato dall’IWW e con sede a Chicago. Attraverso questo mezzo, prende posizione su varie altre questioni, in particolare, di genere, sostenendo il diritto della donna a divorziare, risposarsi e avere accesso al controllo delle nascite. Scrive anche una rubrica su donne famose della classe operaia.

Nel 1907-1908 Lucy è molto attiva nella lotta contro la fame, povertà e la disoccupazione. A San Francisco Lucy e l’IWW formano un comitato per la disoccupazione, facendo pressione sullo stato per iniziare un progetto di lavori pubblici. Il rifiuto del governo di San Francisco di riconoscere il comitato da vita a una marcia di diecimila persone, guidata da donne disoccupate (chiamate Hunger Demonstrations, le proteste della fame). Il successo delle proteste spinge anche forze meno radicali a partecipare a una grande manifestazione. Due settimane dopo, il governo inizia a pianificare un decentramento della politica della fame e della disoccupazione.

Nel 1925 Lucy inizia a lavorare con il neonato Partito Comunista d’America. Anche se non si tessera ufficialmente fino al 1939, ha un’affinità con il partito. In particolare, lavora con la Coalizione per la Difesa Internazionale del Lavoro, un gruppo associato al partito. Questa coalizione sarà l’organizzazione principale a difendere gli “Otto di Scottsboro”: nel 1931, durante un viaggio in treno per andare a cercare lavoro a Memphis, otto uomini afroamericani vengono accusati di aver violentato due donne bianche e condannati a morte. La campagna organizzata per gli Otto di Scottsboro rappresenta la prima sfida aperta al razzismo nei tribunali degli Stati Uniti.

Nonostante la perdita della vista, Lucy Parsons rimane attiva fino alla sua morte. Una delle sue ultime apparizioni importanti è nel 1941. Muore nel 1942 in un incendio che distrugge la sua casa. In modo “misterioso” e fino a oggi inspiegato, l’intera biblioteca di Lucy composta da 1.500 libri su sesso, socialismo e anarchia viene rubata, insieme a tutte le sue carte personali.

Lucy è una delle prime persone che fa lotta intersezionale, molto prima che esistesse questa parola: per lei la lotta è innanzitutto lotta della classe lavoratrice, ma all’interno di questa lotta principale si intrecciano questioni di genere, razza, provenienza sociale. Per Lucy non esistono compromessi: solo la rivoluzione di classe può cambiare il sistema capitalista.

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